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Dettaglio
6-3-2010
Legge sugli stadi: il pensiero del relatore alla Camera, on. Claudio Barbaro
Ancora un rinvio: slitta l’entrata in vigore della legge per la costruzione di nuovi stadi di proprietà. Il testo era stato approvato l’8 ottobre all’unanimità in Se­nato, ma adesso è fermo all’esame della Commissione Cultura della Camera, che giovedì scorso ha deciso di spostare alla prossima settimana le audizioni dei rap­presentanti del Coni, della Figc, della Le­ga professionisti e dilettanti. Proprio l’as­senza di impianti tecnologicamente avan­zati, come è emerso dai dibattiti interni al­l’azienda- calcio, è il principale fattore che ha penalizzato la candidatura dell’Italia al­l’organizzazione dell’Europeo del 2016, as­segnato alla Francia. Claudio Barbaro, 54 anni, laureato in Giurisprudenza, onorevole del Pdl e presi­dente dell’Asi (Alleanza Sportiva Italiana), è il relatore alla Camera della proposta di legge sugli impianti sportivi. «I lavori del­la Commissione proseguono nei tempi con­sueti e soprattutto nelle modalità corrette. In questi giorni la Camera è chiamata a di­scutere provvedimenti urgenti che interes­sano l’intero Paese, è semplicemente per questo che si è giunti a un rinvio. Inoltre, la frenesia che circonda questo provvedi­mento è la dimostrazione di come si siano create aspettative ingiustificate. Questa non può e non potrà essere una legge che curerà i mali di un calcio che ha superato i due miliardi d’indebitamento».

La mancanza di stadi all’avanguardia, in grado di favorire attività commerciali e una diversificazione degli ricavi, sta fre­nando di riflesso la cresci­ta finanziaria dei club ita­liani, rispetto a quella delle società straniere più quota­te. Il divario è impressio­nante: il Manchester Uni­ted guadagna 138 milioni l’anno dall’Old Trafford, mentre il giro di affari del Milan - a San Siro - fatica a raggiungere i 25.
Stadi fatiscenti e inadeguati. Un vuoto che ha condizionato l’Italia nella corsa al­l’Europeo 2016, come riconosce Barbaro.
«Ha penalizzato sicuramente tanto, per­ché ha messo nuovamente a nudo un no­stro grande difetto: l’incapacità di stabili­re una programmazione in ambito sporti­vo, ma non solo, che ci consenta di porci in condizioni quantomeno paritetiche con al­tri Paesi europei che, al contrario, ne fan­no una regola. Da questo punto di vista, e lo dico da parlamentare di maggioranza, era lecito aspettarsi di più anche dallo stesso governo, che in ambito sportivo non sta dimostrando la stessa efficacia, ad esempio, che i governi di centro-destra eb­bero in passato. Gli esempi di questo sen­so non mancano. Basti pensare alla attua­le incertezza del finanziamento Coni, in­dispensabile per garantire la sopravviven­za dello sport italiano, al fallimento della Commissione per l’impiantistica romana e, su tutto, alle polemiche e alle divisioni sulla candidatura italiana ai Giochi Olim­pici del 2020, frutto di questa flebile incisi­vità cui fortunatamente si è contrapposta la sapiente regia del Coni. Quanto alla leg­ge in questione, in molti avvertono una mancanza di attenzione dal parte dell’ese­cutivo, che invece favorirebbe molto la sua rapida approvazione».

La legge sugli stadi genera preoccupa­zioni legate ai tempi di definizione, ma an­che questioni urbanistiche e ambientali.

«La Commissione proseguirà il suo esame per concludere al più presto il suo lavoro, riservando ovviamente molta attenzione anche agli aspetti di natura ambientale ­spiega Barbaro - Molte delle perplessità suscitate da questo provvedimento, del re­sto, nascono anche dall’idea errata che in certe occasioni è stata comunicata ai cit­tadini ed alle stesse forze politiche. Come nel caso dei progetti per i nuovi stadi del­la Capitale, presentati con annunci robo­anti e impegni politici di cui rimane sol­tanto l’eco delle polemiche sulla natura dei progetti e sull’impatto ambientale che avrebbero generato. In questo modo si è data l’im­pressione che questa legge sia soltanto lo strumento per consentire alle squadre di calcio di aprire centri commerciali, dimentican­do che non è dedicata soltanto al calcio».
Fonte: Stefano Chioffi su Corriere dello Sport del primo giugno 2010
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